17 maggio 2006

Dal libro UN POSTO NEL MONDO di Fabio Volo

"Tu non desideri veramente che Francesca sia felice, e se proprio lo desideri, vuoi che sia felice con te. Non hai mai pensato che amare veramente una persona significa anche gioire della sua felicità altrove. Vuoi essere tu la sua felicità, perchè è bello essere importante per qualcuno" "Ti danni a voler dare a lei la felicità che non sai dare a te stesso. Oppure speri che lei possa renderti felice, la carichi di questa responsabilità e lei finirà col deluderti. Sentirai di aver perso tempo."

-Avevo capito quel che intendeva Federico quando mi aveva detto che la felicità non è fare tutto ciò che si vuole, ma è volere tutto ciò che si fa.-

"Federico... ma Dio esiste?" Mi ha sorriso e mi ha detto:"Non puoi capire quanto".

-Non abbiamo voluto un bambino perchè siamo innamorati, per fare dei figli non basta. L'innamoramento è come una sbronza che altera la realtà. Fare un figlio perchè si è innamorati è come comprare una casa da ubriachi. E quando passa l'effetto? I figli diventano spesso catene...-

1 commento:

Capucine ha detto...

ciao, ho ricevuto questo: mi ha commosso e ho pensato di farlo leggere a tutti quelli che vorranno ...

QUALCHE MINUTO MA NE VALE LA PENA...

A una cena di raccolta fondi per una scuola che serve i disabili
mentali, il padre di uno degli studenti fece un discorso che nessuno
di coloro che partecipavano avrebbe mai dimenticato. Dopo aver lodato
la scuola e il personale dedito, fece una domanda: "Quando influenze esterne non interferiscono
dall'esterno, la natura di tutti è perfetta. Mio figlio Shay, tuttavia, non può imparare le cose che imparano gli altri.
Non può capire le cose come gli altri.
Dov'è l'ordine naturale delle cose, in mio figlio?"
Il pubblico fu zittito dalla domanda.
Il padre continuò. "Io ritengo che, quando un bambino come Shay,
fisicamente e mentalmente handicappato viene al mondo, si presenta
un'opportunità di realizzare la vera natura umana, ed essa si
presenta nel modo in cui le altre persone trattano quel bambino". Poi
raccontò la storia che segue: Shay e suo padre stavano camminando vicino a un
parco, dove c'erano alcuni ragazzi che Shay conosceva che giocavano a baseball. Shay
chiese: "Credi che mi lascerebbero giocare?" Il padre di Shay sapeva
che la maggior parte dei ragazzi non volevano un ragazzo come lui
nella squadra, ma comprendeva anche che se al figlio fosse stato
permesso giocare, la cosa gli avrebbe dato un senso di appartenenza
di cui aveva molto bisogno, e un po' di fiducia nell'essere accettato
dagli altri, nonostante i suoi handicap. Il padre di Shay si avvicinò a uno dei
ragazzi sul campo e chiese se Shay poteva giocare, non aspettandosi un granché in riposta. Il
ragazzo si guardò attorno, in cerca di consiglio e disse: "Siamo
sotto di sei e il gioco è all'ottavo inning. Immagino che possa stare
con noi e noi cercheremo di farlo battere all'ultimo inning".
Shay si avvicinò faticosamente alla panchina della squadra, indossò
una maglietta della squadra con un ampio sorriso e suo padre si sentì
le lacrime negli occhi e una sensazione di tepore al cuore. Il
ragazzo vide la gioia di suo padre per essere stato accettato. In
fondo all'ottavo inning, la squadra di Shay ottenne un paio di basi,
ma era ancora indietro di tre. Al culmine del nono e ultimo inning,
Shay si mise il guantone e giocò nel campo giusto. Anche se dalla sua
parte non arrivarono dei lanci, era ovviamente in estasi solo per
essere nel gioco e in campo, con un sorriso che gli arrivava da un
orecchio all'altro, mentre suo padre lo salutava dalle gradinate.
Alla fine del nono inning, la squadra di Shay segnò ancora. Ora, con
due fuori e le basi occupate, avevano l'opportunità di segnare la
battuta vincente e Shay era il prossimo, al turno di battuta.
A questo punto, avrebbero lasciato battere Shay e perso l'opportunità
di far vincere la squadra? Sorprendentemente, a Shay fu assegnato il
turno di battuta. Tutti sapevano che gli era impossibile colpire la
palla, perché Shay non sapeva neppure tenere bene la mazza, per non
dire coglierela palla. Comunque, mentre Shay andava alla battuta, il lanciatore,
capendo che l'altra squadra stava mettendo da parte la vincita per far sì che
Shay avesse questo momento, nella sua vita, si spostò di alcuni passi
per lanciare la palla morbidamente, così che Shay potesse almeno
riuscire a toccarla con la mazza. Arrivò il primo lancio e Shay girò
la mazza a vuoto. Il lanciatore fece ancora un paio di passi avanti e
gettò di nuovo lentamente la palla verso Shay. Mentre la palla era in
arrivo, Shay girò goffamente la mazza, la colpì e la spedì lentamente
sul terreno, dritta verso il lanciatore.
Il gioco avrebbe dovuto finire, a quel punto, ma il lanciatore
raccolse la palla e avrebbe potuto facilmente lanciarla al primo che
copriva la base e squalificare il battitore. Shay sarebbe stato fuori
e questo avrebbe segnato la fine della partita. Invece, il lanciatore raccolse la palla
la lanciò proprio al di là della testa del primo in base, fuori dalla portata dei compagni di
squadra. Tutti quelli che si trovavano sugli spalti e i giocatori
cominciarono a gridare: "Shay, corri in prima base! Corri in prima!"
Shay non aveva mai corso in vita sua così lontano, ma riuscì ad
arrivare in prima base. Corse lungo la linea, con gli occhi
spalancati e pieno di meraviglia. Tutti gli gridarono: "Corri alla seconda, alla seconda,
ora!" Trattenendo il fiato, Shay corse ancor più goffamente verso la
seconda, ansimando e sforzandosi di raggiungerla. Quando Shay curvò
verso la seconda base, la palla era fra le mani del giocatore giusto,
un piccoletto, che ora aveva la possibilità per la prima volta di
essere lui l'eroe della propria squadra. Avrebbe potuto lanciarla
alla seconda base per squalificare il battitore, ma comprese le
intenzioni del lanciatore e anche lui gettò intenzionalmente la palla
in alto, ben oltre la portata della terza base. Shay corse verso la
terza base in delirio, mentre gli altri si spostavano per andare alla
casa base. Tutti gridavano: "Shay, Shay, Shay, vai Shay".
Shay raggiunse la terza base, quello opposto a lui corse per aiutarlo
e voltarlo nella direzione giusta, e gridò: "Shay, corri in terza!
Corri in terza!" Mentre Shy girava per la terza base, i ragazzi di
entrambe le squadre e quelli che guardavano erano tutti in piedi e
strillavano: "Shay, corri alla base! Corri alla base, sali sul
piatto!" Shay corse, salì sul piatto e fu acclamato come l'eroe che
aveva segnato un 'grand slam' e fatto vincere la sua squadra.
Quel giorno, disse il padre a bassa voce e con le lacrime che ora gli
rigavano la faccia, i ragazzi di entrambe le squadre aiutarono a
portare in questo mondo un pezzo di vero amore e umanità.
Shay non superò l'estate e morì in inverno, senza mai scordare di
essere stato l'eroe e di aver reso suo padre così felice, e di essere
tornato a casa fra il tenero abbraccio di sua madre per il piccolo eroe del giorno!
E ora, una piccola nota alla storia: Noi tutti spediamo migliaia di
barzellette per email senza pensarci due volte, ma quando si tratta
di inviare un messaggio sulle scelte di vita, la gente ci pensa due
volte prima di condividerlo. Nel cyberspazio circolano liberamente le
oscenità, le volgarità e le scene crude, ma le discussioni pubbliche
sulla decenza vengono troppo spesso soppresse nelle scuole e sui
posti di lavoro.
Se state pensando di inoltrare questo messaggio, con ogni probabilità
state filtrando le persone sulla vostra lista dei contatti,
distinguendo fra quelle 'appropriate' e quelle che no. Bene, la
persona che ve l'ha inviato ritiene che tutti possano fare la
differenza. Noi tutti abbiamo ogni giorno mille opportunità di
aiutare a realizzare "l'ordine naturale delle cose". Tutte le
interazioni apparentemente futili fra due persone ci presentano
un'opportunità: passeremo questa piccola scintilla d'amore e umanità
o perderemo l'opportunità di illuminare la giornata di coloro che
sono meno abili di noi, e lasciare il mondo più freddo, nel farlo?
Un saggio una volta disse che ogni società viene giudicata da come
tratta i propri meno fortunati.